Pierangelo Taboni

Anagramma Tarologico di Pierangelo Taboni

Questi esaltanti 47 anagrammi consecutivi, scritti per il caro amico Pierangelo Taboni, sono un esempio disarmante di come la dimensione inconscia e poetica che abita nelle cose – in questo caso nelle parole e nel linguaggio verbale – possa esplodere inaspettatamente e svelare, ricondurre tracce, visioni in stretta connessione con la natura stessa del soggetto in questione. Anagrammare il nome di una persona, di una cosa, di un immagine o di una definizione verbale, diventa di fatto un’ indagine poetico-enigmistica che non dovrebbe, a mio avviso, ridursi ad un mero iniziale divertimento intellettuale di passatempo, ma bensì svilupparsi e finalizzarsi in una più profonda intenzione, un’azione psico-creativa che stimoli la percezione interna dell’individuo e favorisca il sorgere di una vera meditazione. Obbiettivo questo che possa coinvolgere all’unisono sia l’autore dell’anagramma, sia il soggetto originario su cui è indirizzata la ricerca che il possibile lettore esterno, riassumendo infine tutti e tre i soggetti in una riflessione collettiva allargata. Tutto questo assume ancor più coesione e valore se abbiniamo all’iniziale pratica anagrammatica, in un secondo momento, l’apporto simbolico ed interpretativo dei Tarocchi: strumento archetipico assolutamente flessibile e mutevole che di fatto andrà a confermare ed esaltare il significato dell’anagramma stesso arricchendone il suo potere evocativo originale, ampliando gli orizzonti ed illuminando la lettura del risultato, che per la sua natura enigmistica appare spesso bizzarro, surreale e criptico.

Questo lungo Anagramma Tarologico inizia, come spesso accade, raccontando il carattere e le qualità del personaggio, in questo caso “brogio nel pianeta”, ovvero una persona sciocca e balorda, qui però intesa ovviamente, nella sua accezione più positiva: quella dell’arcano senza numero, il Matto, il vagabondo giullare che tutto può e nulla deve, padre di tutti i Joker dei mazzi di carte da gioco. Il folle dei Tarocchi è colui che nell’apparente mancanza di logica lineare o di condotta prestabilita, esprime e vive se stesso al massimo; spinto dal suo verace istinto rappresenta il libero arbitrio incondizionato di un’anima unica, originale, “ignaro abile ponte”, incosciente e saggio allo stesso tempo, incline alla molteplicità dell’essere e dell’agire, un individuo che pone in discussione continuamente il suo spirito, egli è libero di cambiare continuamente il suo percorso, ma sempre verso se stesso: come dall’acqua al ghiaccio, dal ghiaccio al fiume, dal fiume al mare. Per questo motivo Pierangelo nel suo sensibilissimo essere è per natura illuminato ed illuminante, “anteponi bagliori” ed è per sua indole predisposto ad esperienze spirituali “…angeli”, nonché a sperimentare pratiche naturali ed olistiche improntate al benessere psicofisico e collettivo “operi bontà, ogni nobel terapia”: ecco allora l’arcano celeste della XIIII. la Temperanza che incorpora questa azione sanatoria, un’entità elevata che unisce contrari, favorendo il flusso vitale delle cose. Tutto questo prende magicamente corpo nella sua doppia vita quotidiana, nella sua articolata e talentuosa doppia essenza: da un lato il grande legame con l’arte e la MUSiCA – egli di fatto è un formidabile pianista – dall’altro la TERRA, il contatto con gli elementi naturali, l’ecologia, la botanica, le colture biologiche ecc… Pierangelo ama lavorare con la terra e le piante “beato riponi legna, ol piantar begonie…“ ciò lo porta ad alimentarsi in nodo sano, coltivando lui stesso i genuini frutti dell’orto e del bosco: “bietola… erba… ape… boleto… polenta bigia… pane…” e ancora “genero la bio-pinta lager”, ultimamente sta anche iniziando a produrre birra artigianale, la sua è una scelta, quella della cultura del buon bere (…è davvero incredibile il sincronismo e le affinità degli anagrammi che si sono rivelate in questo senso). Egli vive da sempre in simbiosi con queste dimensioni nei i luoghi dove è cresciuto, dove sono nati i suoi avi, ovvero la montagna, e precisamente la Valle Camonica, a Brescia, nel nord Italia “Bienno*, Boario*, Breno*” paesi a lui ben noti. Tramite il lavoro con il campo, a stretto contatto con l’ambiente, con gli animali e gli insetti, l’acqua e la flora, ha sicuramente iniziato ad apprendere fin da giovane il grande libro della natura “pianta, gene o libro”, comprendendo bene una delle più grandi lezioni per l’uomo, un sapere vitale che spesso oggi ignoriamo, ovvero quello del ritmo del pianeta, del ciclo delle cose e della vita: c’è un tempo per fecondare, inseminare e con fiducia “piantare…” XVII. le Stelle, e poi un tempo per potare, “tagli pero…” recidere senza paura, trasformare e raccogliere XIII. Senza nome, tagliare però solo il necessario per lasciare così un terreno fertile e pronto ad essere nuovamente fecondato… e alla fine un tempo ricco e felice per godere e saper condividere in armonia il frutto di questo alchemico passaggio con la famiglia e i fratelli del proprio cerchio “gioire… tangibile oro” : XVIIII. il Sole. Questa anima, non a caso, ha ben scelto un luogo dove fermarsi e poter attuare ciò che desidera, ancora le XVII. le Stelle, con la sua famiglia “famiglia per noi …ne pianterai globo” XXI. il Mondo – il calore di quel ideale nucleo famigliare alla quale è molto legato, un’eredità forse che viene da lontano, dai suoi padri, dalla gente del luogo “Orobi* gente alpina… ti plagiarono bene”, ecco allora l’archetipo del padre, della discendenza, delle tradizioni e del legame con la terra, qui ben rappresentato dalla fiera e nobile carta IIII. l’Imperatore.

Nella seconda parte del poema anagrammatico, troviamo invece il mondo della musica in primo piano, un lungo percorso fatto di tanta ricerca e studio, al seguito anche di svariate esperienze, incontri e collaborazioni – alcune delle quali ritornano ed altre scompaiono, come in un eterno ciclo X. la Ruota, a volte benefico e propositivo “opere… organo… poni orbite”, altre invece confusionario e statico, un’ “inoperante bolgia… ne pago labirinto”. Situazioni inevitabili per un temperamento creativo come il suo, storie ed eventi che spesso obbligano questo musicista “marinaio” a dover prendere delle scelte drastiche, come ripiegare le vele o cambiare improvvisamente la rotta “Parigi, nolente boa”, dinamiche che richiedono nervi saldi, diplomazia ed anche il coraggio, a volte, di saper dire di no – virtù qui magnificamente incarnate dalla carta della VIII. la Giustizia – archetipo che ristabilisce un equilibrio precario, una difesa del proprio territorio vitale, un bisogno di ordine, coerenza tra il dare e l’avere, stabilire o meno degli obbiettivi comuni tagliando inevitabilmente, se necessario, quel filo “Atropo* innegabile” che ci vincola ripetutamente a realtà impraticabili, dispersive o poco chiare XVIII. la Luna “poetar non agibile”,  “ingoi talpe…”, “non potabile regia”.

Alla fine di questo lungo viaggio, ritorna e impera il protagonista diabolico della creatività, l’oggetto di potere per eccellenza: il pianoforte. Ecco la vera passione, il grande legame a cui non possiamo resistere, come una tana ancestrale alla quale sempre ritorniamo, “antro, nobile piega”, dove regna il prepotente alleato creativo XV. il Diavolo entità che ci permette di riconnetterci con la nostra parte più nascosta, mettendoci ogni volta in discussione, “ponga eterno alibi”, attraverso l’atto artistico. (Nel caso suo personale la ricerca artistica è particolarmente indirizzata alla pratica improvvisativa, nella composizione spontanea alternata all’interpretazione di musica classica e contemporanea). Il pianoforte diventa quindi il catalizzatore erotico di un’estasi androgina: il musicista è un polo attivo-maschile quando suona lo strumento, ma allo stesso tempo ne è suonato, diventando un polo passivo-femminile, laddove incanala ed incorpora il flusso musicale; un’energia che in realtà non gli appartiene, egli è solo un medium, un testimone, una sacra cavità carnale che permette alla dimensione sonora di manifestarsi, moltiplicarsi ed espandersi nell’universo. La musica e il pianoforte per Pierangelo Taboni possono diventare il veicolo delle emozioni più contrastanti, il sogno lucido dei nostri desideri, un mezzo per navigare e liberare l’inconscio per poi ritrovare la sorgente dell’essere, “origine, ponte, alba”. Ecco allora che si illuminano anche le coscienze e gli intelletti più acuti con il suono delle radici animali più profonde e remote: dunque istinto primordiale, calore e passione, elementi vitali senza i quali non saremmo che sterili rami e fredde costruzioni mentali vanitosamente mostrate al vento mondano, senza più corpo ne anima. DAN

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AnagramTarot_by _DaniloDiPrizio

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