mauro staffoni

La forma narrativa che nasce dagli anagrammi è per sua natura spesso priva, apparentemente, di senso logico, tendente al linguaggio della metafora, al simbolismo più criptico e al surrealismo, così come a volte anche al puro non-senso. Questo multiplo anagramma tarologico, dedicato all’amico Mauro Staffoni, lo conferma ampiamente nonostante riveli un racconto pieno di chiari e profondi riferimenti simbolici; la mitologia greca è fortemente presente in questo anagramma, inoltre per la prima volta, ho voluto scorgere anche frasi in inglese, un ulteriore ampliamento linguistico che espande e rafforza gli arcani che sono evaporati da questo nome.

Dall’inizio appare il giovane, il “muso raffinato”, I il BAGATTO e insieme l’aspirante eroe FANTE di BASTONi, un possibile “Teseo” che agisce e crea ispirato dal cuore pieno di amore e poesia, un riferimento al poeta greco “Saffo” ma anche dalla forza segreta del “minotaur”, dal proprio demone interiore, specchio della sua ombra XV il DiAVOLO. Il fante-mago con il suo il BASTONE plasma la sua triplice anima, il III di COPPE, (il gioco preferito sul tavolo del I. BAGATTO) e gli dà forma III di DENARi “formasti”: ecco allora una triade perfetta, esploratore-guida, labirinto e mostro; il II di SPADE è invece il “filo di Arianna” la sua bussola interna, il “terzo occhio”, la costante meditazione-riflessione che lo conduce a oltrepassare i confini e la soglia del labirinto per poi guidarlo al suo interno. Un personaggio “orfano” perché si è soli nel labirinto (si nasce e si muore soli) ma anche un “fumista” ovvero che pulisce camini, fuochi e stufe, metafora di colui che perlustra le condotte oscure liberandole dal nero residuo della combustione, un riferimento quindi anche alla “Nigredo” alchemica (in un’altra accezione la parola “fumista” vuol dire illusionista, venditore di fumo e di giocolerie, I il BAGATTO come accennato all’inizio). Alla fine un paradosso poiché egli genera e diviene anche il suo demone – “formasti fauno” e “minotaur”, una classica allegoria e rappresentazione della complessità dell’animo umano nel viaggio della vita. La parte iniziale della lettura anagrammatica infine rivela anche la parola “Faust”, il personaggio del celebre romanzo di Goethe che dialoga e comunica con il diavolo “forum of satan”.

La parte centrale è un apoteosi dell’arcano XVI la TORRE, che forse è il labirinto stesso, “frantumi”“fumo, sito frana”, l’esplosione dell’energia rinchiusa da tempo, “orino sta muffa”. Qui possiamo allora ricollegarci con maggior chiarezza sia all’idea di eroe “fumista”, di liberatore di camini di combustione che alla liberazione-uccisione del demone guardiano interno (“fauno”, “minotaur”: XV il DiAVOLO), l’essere antropomorfo imprigionato nell’ombra dell’inconscio: quel frutto sommerso che abitava nel dedalo – la costruzione della ragione, la torre dei tarocchi – architettura della razionalità o di chissà quale forma di protezione, limite, contenimento o occultamento recondito.

Il finale è una preghiera, un inno al fluire delle cose, alla ritrovata identità e ad una creatività più libera e istintiva, “musa offri nota” III l’iMPERATRiCE, siamo dentro ad un nuovo sentimento di entusiasmo e fiducia “fanti, amor fuso” FANTE di COPPE, forse un ritorno felice del FANTE di BASTONi iniziale dopo aver vissuto e compreso la metamorfosi uomo/labirinto/demone. Riemerge un “faro muto”, un silenzioso canto d’amore, d’intenzione, purezza e speranza XVII le STELLE, “ama offri sunto”, una guida luminosa per ricondurci alla sorgente, alla fonte battesimale della rinascita, a quella perduta spontaneità lontana ancora da ritrovare “I’m a fount …so far” per divenire così una nuova coscienza, un nuovo essere: XX il GiUDiZiO.

DAN

.

.

MAUROSTAFFONI_web

.

.

.

.